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Una finestra sulla Val Tassobbio e sull’Appennino Reggiano
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La Valle del Tassobbio come vorremmo che fosse

Apr152014
Valle del TassobbioValle del Tassobbio

dal Giornalino 2005

Lo statuto della Proloco nella parte che riguarda le sue finalità parla di tutela e di valorizzazione. Per questo la valle in cui viviamo è stata la prima te­sti­mo­nial della Proloco con la Marcia della Val Tassobbio che quest’anno festeggia i trent’anni.
Questo sentimento è proseguito e pia­no­piano è cresciuto. è cresciuta anche la consapevolezza che questo poteva essere uno strumento, come lo è la Pro­loco nei confronti della socialità. Ab­bia­mo co­min­ciato a guardare le sponde e il tor­rente, abbiamo co­min­cia­to a essere parte del suo corso an­che se qualcuno ancora pensa alla valle come un terreno in pendenza dove scaricare ogni cosa. Ma sensibilità si fa strada in silenzio. Sono nate le pas­seggiate in compagnia che affiancano la Marcia della Val­tas­sob­bio con una logica più spe­ci­fi­ca­ta­men­te ecologica e che mettono in col­le­gamento natura corpo, buona tavola e sentimento di comunità. Ma non ci fermiamo e au­spi­chiamo un impegno da parte di tutti noi e delle istituzioni per rilanciare un moderno di “sviluppo” che se da un lato cerca di far entrare il nostro territorio nei grandi flussi turistici dall’altra non deve di­men­ticare la gente che qui abita che qui coltiva e scruta il cielo in attesa di pioggia o di sole per le colture.

Panorama della Valle del Tassobbio da Est

Panorama della Valle del Tassobbio da Est

E quando camminiamo dob­biamo essere con­sa­pe­voli di cam­minare nella Valle del Tas­sob­bio, con­sapevoli che tutto quello che qui fac­cia­mo si ripercuote su quello che sta a valle. è un lezione che dovremmo avere già imparato con la globalizzazione ma che dimentichiamo troppo spesso. Dall’esperienza dei con­ve­gni sulle valli del Tresinaro e del Sec­chia che af­fon­ta­vano in maniera mul­ti­disciplinare il bacino idrografico e da quelle due in­ten­se serate organizzate a Casina una de­ci­na di anni fa sul Tas­sob­bio si po­treb­be pensare a “qualcosa” uno strumento che ci per­met­ta di sa­pe­re, di met­te­re in col­le­ga­men­to le di­ver­se po­ten­zia­lità del territorio per riu­sci­re a viverlo senza distruggerlo per con­se­gnar­lo, almeno come noi lo ab­bia­mo conosciuto, alle generazioni future.
La Rivoluzione francese, nei suoi primi at­ti­ del­la co­sti­tu­zio­ne della Re­pub­bli­ca fran­ce­se del 1789 sud­di­vi­se il ter­ri­torio della Francia in nuovi “di­par­ti­men­ti” che pren­de­va­no il no­me di un fiume: una de­ci­sio­ne che ri­co­no­sce­va nel fiume e nelle acque che at­tra­ver­sa­no un ter­ri­to­rio, il cen­tro di tutti i fe­no­me­ni: la di­spo­nibilità di ac­qua per l’irrigazione e per azio­na­re (al­lo­ra) i mulini e quindi come fonte di energia, la possibilità di as­si­cu­rare acqua alle città e di smaltire i rifiuti. La stessa de­ci­sione fu tra­sfe­rita nei ter­ritori ita­lia­ni dell’Impero francese e del Regno Italico dal 1799 al 1815: I f iumi e le loro rive e valli sono gli elementi essenziali per la vita, umana e non uma­na. I fiumi for­ni­sco­no ac­qua agli esseri umani per bere, per i campi e per le fabbriche; i fiumi rac­colgono le scorie delle abi­ta­zio­ni, dell’agricoltura, delle industrie, non­ché i prodotti dell’erosione del suolo che si verifica nelle valli cir­co­stanti.

La Valle del Tassobbio, il Borgo di Montale e Il passo della Pradarena

La Valle del Tassobbio, il Borgo di Montale e Il passo della Pradarena


Tutto quello che succede in un bacino idro­grafico finisce nelle acque del fiume principale e poi nel mare; dopo la re­stau­razione si divise di nuovo i ter­ri­to­ri eu­ro­pei in piccoli e grandi stati, gelosi fra loro, e finì così che i fiumi, anziché essere mo­menti di uni­fi­ca­zio­ne del territorio, tor­na­rono ad essere o di­ven­tarono confini po­li­tici e mi­li­ta­ri. Nel 1989 il Par­lamento ha votato una leg­ge(ripresa dalla di­ret­tiva “sessanta” del 2000 dell’Unione eu­ro­pea), che ri­co­no­sce che il bacino idro­gra­fico è l’unica vera unità per la lo­ca­liz­zazione degli in­se­dia­menti uma­ni e produttivi, per la difesa del suolo con­tro l’erosione, per l’approvvigionamento dell’acqua nelle città, nei campi, nelle fabbriche, per la lotta all’inquinamento. Occorre far cre­sce­re una “cultura del bacino idro­gra­fi­co” a cominciare dalla scuola: i ragazzi sono posti di fronte ad un’Italia divisa in regioni am­mi­ni­stra­tive: oc­cor­re adesso procedere len­ta­men­te alla diffusione di una ge­o­grafia dell’Italia che aiuti gli studenti — ma anche i cit­ta­dini in genere — a ri­co­no­scere, oltre ai confini am­mi­ni­stra­ti­vi, anche quel­li fisici e geografici dei vari bacini idrografici. Il valore edu­cativo di questa iniziativa è molto grande e siamo solo agli inizi. Ma noi della Pro­loco da buoni mon­ta­na­ri non ci sco­rag­giamo, e pen­sia­mo che ogni­ pas­so sia in avanti. Con­ti­nuia­mo a santificare le feste d’estate striz­zan­do l’occhio al turista senza di­men­ti­carci di quello che siamo, un semplice as­so­cia­zio­ne, che se non ci fosse bi­so­gne­rebbe inventarla!

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